DESMET IL DISSIDENTE

Psicologia del totalitarismo 

Una lettura fondamentale per comprendere i nostri tempi

È il 10 agosto e sto ascoltando i brani di un’intervista a uno psicologo a me ignoto: Mattias Desmet; e rimango fulminato. Corro in libreria a procurarmi il suo testo di cui si tratta nell’intervista appena ascoltata: La psicologia del totalitarismo è il nuovo saggio pubblicato, per i tipi de Il Secondo Libro, da Mattias Desmet, professore di psicologia clinica in Belgio all’Università di Ghent. 

Il saggio – ricco di riferimenti ma principalmente rinviando ai lavori di Arendt e Le Bon - illustra come un nuovo tipo di totalitarismo, “guidato da ottusi burocrati e tecnocrati”, sia sorto come vaticinato da Hannah Arendt.

Dittatura o totalitarismo?

Nei mesi, ormai anni, appena trascorsi è stata evocata la dittatura, la cosiddetta dittatura sanitaria, ma Desmet ci mostra come la situazione sia ben peggiore. 

La dittatura si fonda sulla paura - processo psico-emotivo primitivo - che il popolo nutre nei confronti del dittatore. Il totalitarismo, invece, trova le sue origini in un meccanismo psicologico più potente: la formazione della massa

Ossia si nutre di una forma di ipnosi collettiva che priva gli individui della capacità di accedere alla propria coscienza. È “fede ingenua nel fatto che possano nascere, a partire da una teoria scientifica, un essere umano e una società ideali”: è la fede in un paradiso artificiale.

Ma come si forma questo specifico gruppo sociale, la massa? Secondo Desmet l’approccio razionalista di derivazione illuminista, che ha costruito l’ideologia della Ragione, ha tentato di ingabbiare la vita entro le sbarre della logica attribuendo un ruolo secondario alla dimensione simbolica, mistica, narrativa, poetica. 

Quest’ultima dimensione è però quella che consente all’essere umano di reagire all’incertezza della vita attraverso la relazione con l’Altro. In assenza di questa dimensione, l’incertezza si è trasformata in terrore e per contrastarla ci si è affidati a delle regole che, comunque, non risolvono il problema in quanto non garantiscono una soluzione definitiva, essendo la certezza inesistente (o irrealistica).

A fronte di ciò sono nati, al di là dei problemi reali cui cercano di dare risposta, i movimenti come quello per il clima, quello pandemico, il #metoo, il BLM (Black Lives Matter). 

L’origine di questi movimenti risiederebbe nel “pressante bisogno che ha la gente di disporre di un’entità autorevole che le indichi una direzione, che la alleggerisca del fardello della libertà e dell’incertezza che vi si accompagna”. 

La popolazione è, in altre parole, psicologicamente esausta e disponibile a concedersi ad un padrone assoluto che si adopererà nel proporre soluzioni in linea con l’ideologia che ha causato il problema: l’ideologia meccanicista.

Il meccanicismo governa il mondo

Desmet mostra come la concezione meccanicistica del mondo abbia operato nella società, nel corso dei secoli, determinando una diffusa disgregazione sociale.

La scienza - in origine strumento di conoscenza attraverso le capacità umane e, quindi, in superamento della rivelazione divina - ha individuato l’intelligenza come strumento per uscire da uno stato di minorità: è l'avvento dell’Illuminismo e l’età della Ragione.

In quel frangente, durato secoli, la scienza è stato uno strumento di apertura mentale rispetto alla chiusura del sistema dogmatico religioso. Tuttavia, grazie agli entusiasmanti risultati, alcuni pensatori hanno iniziato a vederla come uno strumento per il convincimento

Infatti, sull’onda dei successi delle scienze dure e, dunque, della visione meccanico-materialista, a partire dall’illuminismo il pensiero meccanicista ha creato “quell’unica Grande Narrazione che ancora sopravvive nella cultura occidentale”, il Big Bang: il mito della sua fondazione.

Tutto sarebbe nato da una esplosione primordiale e poi, una serie di concatenati eventi, avrebbe prodotto il tutto e l’essere umano la cui soggettività, la cui umanità, sarebbe un irrilevante sottoprodotto di processi meccanici.

La formazione della massa

Ma concretamente quali sono i presupposti perché si arrivi alla formazione della massa?

Secondo Desmet è necessario che: 

1.   vi sia uno stato di solitudine generalizzata, quindi un isolamento sociale e una mancanza di legami interni alla popolazione (non dimentichiamo che in UK è stato istituito il ministero della solitudine, testimoniando l’ampiezza del fenomeno) dovuto anche all’uso dei social e delle tecnologie della comunicazione;

2.   vi sia una mancanza di senso della vita. Ciò è causato sia dall’isolamento, in quanto l’uomo è l’essere sociale per eccellenza, sia dall’idea meccanicistica che non via sia fine né significato nell’interazione tra le particelle della materia;

3.   vi sia un’enorme diffusione di ansia latente e disagio psicologico

Queste tre condizioni sono correlate tra loro perché chi ha perso il legame con l’altro, e sperimenta una mancanza di senso, prova ansia e disagio (angoscia) non definiti;

4.   vi sia un senso generalizzato di frustrazione e aggressività (il legame tra isolamento sociale e aggressività è scontato) in cerca di un oggetto contro cui scagliarsi per essere placata per assorbimento.

Queste sono le condizioni che devono essere presenti perché si formi la massa che si realizzerà in presenza di una miccia come, ad esempio, una suggestione diretta contro un oggetto che crea ansia: gli ebrei sotto il nazismo, il virus e poi i novax durante la pandemia. 

A fronte di questa suggestione e alla presentazione della strategia per affrontarla, l’ansia si collega a una causa concreta e diventa gestibile mentalmente, inoltre il nemico comune consente di ritrovare un minimo di coesione e senso dell’obiettivo.

Come scrive Desmet “L’individuo passa da un doloroso stato psicologico di isolamento al completo senso di connessione che la massa gli garantisce”. 

In quel momento la società individualista e razionalista cambia improvvisamente verso il collettivismo irrazionale: non importa cosa si canti purché lo si canti insieme; non importa cosa si pensi purché lo si pensi insieme.
Ricordiamo  i canti dai balconi durante il lockdown.

I leader della massa

In questo contesto anche i leader sono ipnotizzati dall’ideologia e, inoltre, sono ipnotizzati anche dalla massa: si ipnotizzano reciprocamente

Desmet ritiene tuttavia che il leader in realtà non creda al discorso di cui si serve per promuovere la sua ideologia, ma che il fanatismo che lo caratterizza lo convinca che sia giusto manipolare gli altri perché l’attuazione di quell’ideologia propugnata promette di realizzare il migliore dei mondi possibili

Ma oltre al leader ci sono altri che non credono al discorso.

Desmet conferma che i “totalizzati” ossia gli ipnotizzati sono circa il 30%, tra il 10 e il 30% i dissidenti, ossia coloro che decidono di resistere attivamente alla massa, e il restante 40-60% è formato da chi non è ipnotizzato ma decide di non opporsi alla massa.

Come uscire dal totalitarismo?

Mentre ricorda che il complottismo svolge una funzione molto simile alla formazione di massa, l'autore illustra le ragioni per le quali non c’è nessuno che trama nell’ombra se non le ideologie

È lo spirito del tempo che orchestra il potere ed i suoi atti, non un gruppo ristretto di personaggi o di società più o meno segrete. 

Come uscire quindi dallo spirito del tempo e, nell’immediato, come comportarsi per contrastare la massa?

Le Bon sosteneva fosse impossibile invertire il processo di ipnosi negli ipnotizzati; tuttavia, è possibile ridurre la profondità dell’ipnosi evitando così che la massa si abbandoni a delle atrocità. 

L’opposizione non deve tacere perché il totalitarismo divora i suoi figli, deve però farlo in modo pacato e rispettoso per non scatenare l’aggressività. Il dissenso di qualità è inoltre importante nei confronti di quel 40-60% che è remissivo ma non ipnotizzato. 

A fronte delle grottesche affermazioni del discorso totalitario, il remissivo è molto sensibile agli argomenti razionali diretti a confutare con logica trasparente l’indottrinamento propagandistico. 

Inoltre, afferma Desmet, l’obiettivo della confutazione non deve essere il ritorno alla situazione precedente, ossia la vecchia normalità, perché ricordare il disagio del tempo precedente è proprio il modo per sfamare la massa

Comunque, ricorda l’autore, la massa e il sistema totalitario sono intrinsecamente autodistruttivi e, quindi, è necessario sopravvivere finché il sistema si distruggerà da sé

Ma difendersi dal meccanismo psicologico della formazione di massa non è sufficiente perché – come abbiamo visto – il totalitarismo e la formazione della massa si fondano sul pensiero meccanicista di cui è necessario liberarsi

Per fare questo Desmet ricorda che è proprio la scienza la chiave: mentre il pensiero meccanico-materialista partiva dall’ipotesi che il mondo fosse un sistema logico e prevedibile – e l’uomo un insieme di processi chimici e meccanici – la teoria del caos e la meccanica quantistica, invece, permettono di pensare che la vita e la coscienza siano presenti in molti fenomeni. 

E anche da qui occorre partire per scongiurare il pericolo che l’ideologia dominante raggiunga il suo obiettivo: il transumanesimo (e poi il postumano), ossia la realizzazione della fusione tra uomo e macchina che dovrebbe portare a un'era di felicità sulla terra, ma che viceversa si trasformerà in un vero e proprio inferno in quanto rifiuta la condizione umana che è l'unica strada di cui l'essere umano dispone per trascendere sé stesso...«Trasumanar significar per verba/ non si poria…» (Par I, 70-71).

Luigi Degan

Segnalo le interviste a Mattias Desmet  realizzate da Martina Pastorelli (martinapastorelli.it t.me/mpastorelli @CathoVoicesITA)