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LO STATO NON SIAMO NOI

Da Black Mirror alle Smart Cities:
 la cittadinanza a punti  in Italia

La cittadinanza a punti è un sistema di credito sociale o di “social scoring” che ha lo scopo di incentivare i comportamenti "virtuosi" dei cittadini e disincentivare quelli "negativi", assegnando o togliendo dei punti.

Il precedente storico, in presenza dell’attuale tecnologia, è il sistema cinese fondato anche sul riconoscimento facciale e, in Italia, possiamo riferirci al passaporto vaccinale come a un primo tassello necessario per spalancare la finestra di Overton. 

L’Europa non è la Cina, e la storia del secolo scorso ci ha insegnato a diffidare dalla raccolta dei dati e dalle profilazioni. La regolamentazione continentale del trattamento dei dati, la cosiddetta privacy, ha seguito proprio questo criterio: scongiurare la sorveglianza. Fino ad ora.

Ma la finestra si è aperta molto efficacemente, dopo il Sistema Credito Cinese avviato in via sperimentale nel 2014, attraverso lo schermo tv.

In Nosedive, primo episodio della terza stagione della serie televisiva inglese Black Mirror, le persone valutano ogni loro interazione: bella conversazione? 5 punti ad ogni partecipante; un litigio? riduzione immediata dello score. Lo stato sociale di una persona, così come i vantaggi correlati (come le prenotazioni aeree premium e l'accesso a determinati eventi e luoghi) ruotano attorno al proprio punteggio.

 Si tratta di classifiche in tempo reale basate su ogni azione e conversazione possibili in forza della tecnologia attuale.

Le cavie della sperimentazione


In Italia, per ora, la cittadinanza a punti è in forma sperimentale.
A Roma è stato presentato lo Smart Citizen Wallet, “un sistema incentivante che consente di premiare i comportamenti virtuosi dei “city user” che contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi di uno sviluppo sostenibile indicati dalla Agenda 2030”. 

In pratica si tratta di un borsellino elettronico (wallet) in cui il cittadino accumula punti che saranno successivamente convertiti in premi, beni o servizi offerti da Roma Capitale e dai suoi partner, società partecipate e privati. Per ora sono due tipologie di comportamenti “virtuosi”: la compilazione del questionario sui servizi online di Roma Capitale e l’utilizzo del servizio tap&go® di ATAC (l'azienda del trasporto autoferrotranviario di Roma).

Lo stesso sistema vorrebbe essere presto esteso anche al Comune di Bologna, che ha commentato così in una nota: "sarà un sistema premiante per i cittadini virtuosi, che potranno avere punteggi in base alle azioni di tutti i giorni. Dall’utilizzo del trasporto pubblico fino al corretto conferimento della differenziata, tutto sarà valutato e attraverso un calcolo farà accumulare dei vantaggi al cittadino”.

Anche il Comune di Fidenza ha ideato un meccanismo a punti per valutare i comportamenti delle persone destinatarie degli alloggi pubblici: agli assegnatari non saranno riconosciuti solo benefici, ma anche sanzioni, tra cui lo sfratto nel caso di perdita di tutti i punti.

A Ivrea viene offerta un'applicazione per l’economia comportamentale con la quale è possibile usufruire dei servizi municipali. Scaricandola si può beneficiare di premialità per il corretto svolgimento del suo ruolo di cittadino: pagando tasse in modo regolare, usando servizi pubblici o comprando su negozi convenzionati per valorizzare l’economia locale, si ottiene in cambio una somma in Ivrea Coin, la moneta digitale che potrà essere riutilizzata per pagare servizi del comune.

Lo stato si fa Dio


Questi sistemi mettono a rischio i diritti e la libertà dei cittadini.

In primo luogo, chi stabilisce quali comportamenti sono virtuosi e quali no? 

Uno stato laico non dovrebbe occuparsi della moralità dei propri cittadini, a prescindere dal fatto che le decisioni vengano prese da determinate parti politiche piuttosto che da altre.

Inoltre, questi sistemi raccolgono moltissimi dati, monitorando continuamente ogni azione e ogni comportamento. E, come sappiamo, i fenomeni di sorveglianza sociale e di accentramento dei dati sono nemici della libertà personale e dei sistemi politici fondati su di essa.

Senza tenere conto che ci affidiamo a tecnologie ancora sperimentali e con ampi margini di errore. I punteggi di merito potrebbero essere assegnati da sistemi automatizzati investiti di responsabilità decisionale, che in Europa in casi simili hanno già causato gravi problemi.

Che succederebbe se per errore il sistema decidesse di inserire un cittadino in una blacklist o di revocargli i diritti a tutti gli incentivi e benefici di cui hai già usufruito? E se si pagasse in ritardo una bolletta, anche solo una volta? Basterebbe poco per passare dalla parte dei “non virtuosi”.

Questo continuo monitoraggio può portare a ogni tipo di discriminazione, ponendo barriere all’accesso ai servizi pubblici, compresa la sanità o l’istruzione; può mettere a rischio le categorie più deboli e discriminate, quelle che fanno fatica a mantenersi “virtuose” secondo rigidi parametri che non tengono conto delle situazioni personali di ognuno di noi

L’indiscriminata vaccinazione anti-covid e il conseguente passaporto vaccinale sono stati gli esempi recenti delle conseguenze che la classificazione dei cittadini – di serie A alcuni e altri di serie B o, come affermato dal Presidente del Consiglio in carica, cittadini i primi e fuori dalla società i secondi – può portare.

In questo modo si incentiva un comportamento per ricompensa che può generare tutta una serie di conseguenze pericolose; dalla tendenza al conformismo per adeguarsi allo standard ritenuto “virtuoso”, alla manipolazione più o meno diretta delle scelte dei cittadini, fino ad una classificazione arbitraria delle persone in gruppi sociali.

È stato richiesto, dall'associazione Privacy network, ai comuni interessati di conoscere la natura dei sistemi e dei progetti in corso di sviluppo. Dal contenuto e tenore delle risposte emerge una scarsissima cultura della privacy, così come la totale assenza di consapevolezza dei rischi e delle recenti evoluzioni normative.

Liberi o schiavi ? 


È la nostra vita, sta a noi scegliere se essere cittadini liberi o codici a barre monitorati e valutati da sistemi automatizzati.

Per contrastare questa deriva e difendere una società libera difendere Privacy Network, organizzazione nonprofit italiana che si occupa di privacy e diritti digitali, ha lanciato una petizione (vedi sotto la firma il link per aderire) diretta all’Autorità Garante della protezione dei dati personali, al Parlamento europeo e al governo italiano per chiedere, in ragione delle rispettive competenze, che si pronuncino per una sospensione immediata di ogni progetto sperimentale di social scoring in Italia, ponendo anche un divieto su qualsiasi progetto futuro avente gli stessi obiettivi. 

Luigi Degan 

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MILANOpiazzaFONTANA 

aderisce e sostiene questa iniziativa, invitiamo i nostri lettori a sottoscriverla cliccando sull'immagine